Seppioline ai ferri
LE SEPPIOLINE AI FERRI
Con i primi caldi accesi di luglio sono arrivate, come previsto, le seppioline.
Arrivano nelle casse di polistirolo del mercato, arrivano nei secchi sporcati di inchiostro dei pescatori più o meno amatoriali, che le trovano abbondanti e le propongono ai ristoranti.Comunque, in qualche maniera, arrivano.
Inizialmente a prezzi proibitivi, come tutte le primizie, ora a costi certamente più gestibili. Sono le piccole seppie novelle, risultato degli amori lagunari di primavera, e secondo molti la loro bontà, in questo periodo, è insuperabile. Ne scriviamo anche qui, nella rivista dell’APT di Venezia, che ci aveva chiesto tempo addietro di scrivere l’articolo dedicato alla gastronomia, per il numero inaugurale.
La ricetta è la più semplice: scaldare bene la piastra o una padella antiaderente, se non l’avete, condire le seppiette ben pulite (tolte le interiora e la cartilagine della schiena, ben lavate in acqua corrente) con sale e olio, e appoggiarle sulla superficie calda, prima dalla parte della “pancia” (in modo che la vostra seppietta con si “apra” ma si raccolga arrotondandosi su se stessa e poi, una volta che ha assunto ai bordi un colorito bruno da arrosto, girandole di “schiena”. Se ancora dovesse esserci un residuo di liquido che si forma all’interno della seppietta quasi arrostita giratele ancora e poi servitele. Se avete usato la padella al fuoco attenzione che non sia troppo calda e bruci la seppietta prima che sia cucinata. In ogni caso non cucinatele troppo, non serve: sono già tenere così ed esagerando con la cottura si seccano.Servitele con un buona polenta e con verdure ai ferri.
Se però preferite non prepararle in casa venite a mangiarle da noi all’Amelia, non ve le faremo mancare di certo!
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