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Jun

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Lettera a Dino Boscarato per i 40 anni dell’Amelia, ottobre 2001

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LETTERA A DINO BOSCARATO PER I 40 ANNI DELL’AMELIA, OTTOBRE 2001

“L’esperienza non è ciò che accade ad un uomo: è ciò che fa un uomo con quello che gli accade” (Aldous L. Huxley)

“Ci sono molti modi per dire grazie.

Il primo ottobre del 1961, proveniente dai monti del Cadore, arrivava a Mestre un giovane con un grande entusiasmo e molta voglia di fare. Aveva dovuto gestire da solo con la madre, in età ancora giovanissima, la piccola “pensione” acquistata dal padre prematuramente scomparso, aveva vissuto lì le prime esperienze che forgiavano le sua vocazione all’ospitalità e all’accoglienza della gente, aveva passato le difficoltà della guerra, rischiando in prima persona per poter sostenere la sua attività.

Aveva gestito, spinto dal desiderio di muoversi e di sperimentare sempre cose nuove, un piccolo ristorante del Cadore e un albergo a San Vigilio di Marebbe. Ma infine, in procinto di partire per la Germania per diventare gelataio (come tanti nostri connazionali di allora proventi dal Cadore e dalla Val Zoldana), scelse di “scendere” a Mestre,  e di acquistare da una certa signora Amelia una vecchia trattoria con stallazzo. La trattoria era frequentata dai veneziani in “gita” per la terraferma. Erano tempi nei quali ancora l’estensione del verde e dei campi era ampia, e ancora non si sapeva neppure cosa fosse una tangenziale, ma la voglia di muoversi e di esprimersi non mancava, e il giovane cadorino pensa per la sua attività ad una mossa mai tentata fino ad allora. Frequentava la sua trattoria un famoso chef degli alberghi CIGA di Venezia, tale “Rico” Spolaor. Era lì, in quei posti che la ristorazione si offriva agli alti livelli, lì che si poteva parlare di fare cucina non solo per riempirsi la pancia, ma per godere di un’esperienza piena e complessiva. Il giovane cadorino compie quindi la sua mossa azzardata: domanda allo chef Spolaor di lavorare per lui, di diventare il capo di cucina della sua piccola trattoria di campagna. Lo chef, preso alla sprovvista dalla domanda, quasi scandalizzato, resta attonito e se ne va senza rispondere, senza dire una parola. Il giorno dopo ritorna, chiede del gestore della trattoria, gli parla e accetta la sua proposta. Accetta che si parta insieme per un’avventura della nuove radici e dal futuro tutto da scoprire.

Da qui parte la nuova storia della trattoria, che Dino Boscarato, il giovane cadorino, aveva scelto di continuare a chiamare “dall’Amelia”, lasciandole il nome della signora che l’aveva gestita fino al giorno prima del suo arrivo.

Da quei giorni sono successe molte cose. Nel 1966 Dino si sposa con Mara, una giovane e bella ragazza di Mestre che abitava a vicino al ristorante, e assieme a lei continua l’avventura, che regala momenti belli, momenti meno belli, esperienze entusiasmanti e difficoltà, grandi delusioni e grandi soddisfazioni. Molte persone nel corso di tutti questi anni hanno preso parte a questa avventura, persone belle, persone generose che per anni hanno donato le loro capacità e il loro entusiasmo per contribuire a far vivere e crescere la trattoria, perché si indirizzasse verso strade calcate dalla tradizione con grande attenzione ai tempi che cambiano e alle nuove necessità, perché gli ospiti della trattoria, da sempre il punto di riferimento, potessero sentirsi sempre accolti con cura, professionalità e cordialità. Persone che sono passate, persone che ancora stanno dando in questo momento, persone che arriveranno, perché l’avventura continua.

E questa storia, come tutte le avventure, ha saputo regalare a chi ha saputo stare attento la ricchezza dell’esperienza e il desiderio di costruire qualcosa. Non è poco.Ci sono molti modi per dire grazie.Noi, che siamo arrivati dopo il 1961, ora che da quella data sono passati 40 anni, che abbiamo la possibilità di guardarci indietro e di capire che cosa è successo, ora che la nostra famiglia è cresciuta con Susanna e il giovanissimo Francesco, abbiamo scelto questo.Grazie papà.”  Marco e Diego Boscarato 

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